Una nuvola di alluminio alla Serpentine Gallery

La Serpentine Gallery di Londra ha svelato ieri il Summer Pavilion 2009. Disegnato dal duo di architetti giapponesi denominato SANAA il padiglione di una delle più amate gallerie londinesi sita in Kensington Garden è costituito da una nuvola di alluminio, curvillinea e suadente che riflette il suolo creando spettacolari effetti, adattandosi perfettamente all’ambiente circostante e creando un’architettura fantastica che si avvicina alle forme naturali.

Intervistato sul progetto, l’architetto Ryue Nishizawa, l’altra metà di SANAA ha dichiarato: “Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto pensavamo all’acqua, all’arcobaleno ed alle foglie, insomma a forme naturali”. Questa è la nona edizione del summer pavillion indetta dalla Serpentine, nel corso degli anni altri grandi architetti sono stati invitati a costruire una struttura temporanea nei giardini della gallleria. I precedenti progetti sono stati studiati da maestri del contemporaneo come Zaha Hadid, Rem Koolhaas e Frank Gehry.

Ebraismo ed arte contemporanea a New York

Dal 13 settembre 2009 al 7 febbraio 2010 il Jewish Museum di New York presenta Reinventing Ritual: Contemporary Art and Design for Jewish Life, prima grande mostra internazionale che indaga sul fenomeno dell’arte e del design associato alla ritualità religiosa ed alla vita quotidiana del mondo ebraico.

La mostra presenta al pubblico 60 innovative opere create tra il 1999 ed il 2009 da artisti internazionalmente riconosciuti. Incredibilmente vasta è la quantità dei differenti media e  tecniche usati per comporre ogni opera, i visitatori avranno infatti l’opportunità di visionare esempi straordinari di industrial design, architettura, installazione, video, disegno, gioielleria, ceramica, fumetto, scultura e oggetti in tessuto che rivelano le connessioni tra la libertà creativa e la cultura ebraica.  Un sapiente mix di artisti emergenti ed artisti affermati formano un folto gruppo di 56 esponenti provenienti da America, Israele, Europa e Sud America, tra i nomi di spicco svettano Oreet Ashery, Jonathan Adler, Helène Aylon, Deborah Grant, Sigalit Landau, Virgil Marti, Mierle Laderman Ukeles, Karim Rashid, Galya Rosenfeld, Lella Vignelli, e Allan Wexler

Londra a caccia di poster

Artisti di tutto il mondo fatevi avanti, la proposta è molto allettante: si tratta di ideare un poster promozionale per i trasporti londinesi. La manifestazione a premi si intitola The Outer Limits – Beyond Zone One e si ripropone di continuare la tradizione avanguardista del poster design di Londra che in tempi passati ha visto la partecipazione di grandi maestri come Edward McKnight Kauffer, Laszlo Moholy-Nagy, Eric Ravilious, Edward Bawden, Paul Nash e Man Ray.

La competizione indetta dal London Transport Museum e dal Transport for London (TfL) in collaborazione con il London Design Festival e Visit London è aperta a tutti. I vincitori del concorso entreranno a far parte della collezione del London Transport Museum e le loro opere saranno riprodotte su tutto il network di trasporti di Londra.

Arte o Design? una mostra per capirlo

Dove finisce il design ed inizia l’arte? Difficile a dirsi, molti esperti hanno tentato di rispondere a tale domanda suggerendo le più disparate ipotesi . Da sempre questi due universi hanno viaggiato su linee parallele fino ad incontrarsi in taluni casi ma sul dibattito riguardante le differenze tra le due categorie  le posizioni sono discordanti: c’è chi afferma che il design debba essere considerato alla stregua dell’arte e chi è convinto che esso sia solamente deputato a definire il profilo estetico di un prodotto puramente industriale e non unico ed universale come un oggetto d’arte.

Charles Eames uno dei più influenti designer della metà del ventesimo secolo ha affermato che “il design è l’espressione di uno scopo, esso se dotato delle giuste caratteristiche può essere a posteriori definito come arte”. Secondo il designer spagnolo Jamie Hayon “non esiste più un chiaro confine tra un prodotto di design ed arte, bisogna affidarsi ad un nuovo termine che crea una nuova categoria, la design-art”.

Altri guai per Calatrava

Dopo le cocenti polemiche che hanno accompagnato il suo famigerato quarto ponte a Venezia l’archistar spagnola Santiago Calatrava è stato invitato a rispondere davanti ai giudici in merito ai quattro milioni di euro del progetto, poi lievitati nel corso di cinque anni  fino a dodici milioni di euro.

Secondo la ditta appaltatrice che ha eseguito i lavori, il costo eccessivo del ponte sarebbe da attribuirsi alla sussistenza di un errore progettuale che avrebbe dato luogo ad una serie di varianti e che avrebbe causato un anomalo andamento dei lavori, una ridotta produttività e un conseguente ricarico economico. Non pago di ciò Calatrava che di progetti innovativi sembra sfornarne un’infinità ha da poco portato a termine importanti modifiche per il suo mega progetto a Ground Zero. L’architetto ha da tempo progettato un transit hub (nodo di scambio della metropolitana di New York) che dovrebbe sorgere sulle ceneri del World Trade Center di New York.

Transformer, il centro d’arte contemporanea di Prada

Incredibile progetto della Fondazione Prada lanciato a Seoul in Corea del Sud, nuova piattaforma asiatica su cui il mercato dell’arte contemporanea sta scommettendo parecchio. L’intento della fondazione è quello di offrire un nuovo centro multidisciplinare legato al’arte, al cinema, ad eventi speciali ed alla moda.

Ma la vera notizia è che il Prada Transformer (questo il nome del progetto) è una meraviglia architettonica in grado di ruotare su se stessa, cambiando l’intera anima dello spazio espositivo in relazione all’evento proposto sia esso la proiezione di un film, una mostra d’arte o la presentazione di una nuova collezione moda. La bianca struttura è stata interamente progettata da Rem Koolhaas/AMO che ha sfornato un piccolo gioiello metamorfico elegante e minimal, costituito da quattro semplici forme geometriche in grado di cambiare regolarmente grazie all’ausilio di piccole gru che la renderanno pronta per ospitare quattro diverse configurazioni.

Takashi Murakami super star

Nuovi e scoppiettanti progetti per l’artista giapponese Takashi Murakami, erede 47enne di un pop americano rivisitato ed arricchito di coloratissimi pupazzetti, fiorellini ed altri soggetti tipici del manga giapponese che invadono opere vendute a centinaia di migliaia di euro.

Il museo Guggenheim di Bilbao ha inaugurato infatti una grande retrospettiva dedicata all’artista in mostra dal 17 febbraio al 31 maggio 2009, con più di novanta opere tra quadri, sculture e installazioni. L’evento dal titolo © Murakami presenta il più vasto compendio del lavoro dell’artista mai presentato in una manifestazione internazionale. Murakami si ispira alle icone degli otaku, i ragazzi che passano gran parte del loro tempo chiusi in casa con una passione ossessiva per i manga e le anime. L’artista stesso ha ribattezzato il suo stile Poku, neologismo che abbraccia il termine otaku fondendolo con il pop.

“E’ Falso”, Luigi Ontani frantuma il suo vaso

Chissà cosa è saltato in testa a Luigi Ontani il 9 aprile scorso quando nelle sale espositive dell’Ara Pacis di Roma in occasione della mostra Dall’infinitesimo all’infinito dedicata all’architetto e designer Alessandro Mendini, ha letteralmente fatto a pezzi un vaso della serie 100% Make Up che Mendini aveva realizzato nel 1992 con il supporto economico della Alessi.

Il vaso della discordia è parte di una serie di cento vasi in tiratura limitata frutto del lavoro congiunto di vari artisti che hanno apportato il loro contributo creativo su una forma unica. Il mistero è presto svelato, Ontani avrebbe distrutto il vaso con una sua opera poiché la stessa sarebbe stata inserita nel progetto a sua totale insaputa, così l’autore commenta l’accaduto ” Il vaso non è mio, nessuno mi aveva detto nulla ed io all’epoca del progetto 100% Make Up ero in oriente. Io non firmo contratti, nessuno ha mai autorizzato quel lavoro. Quel vaso è orribile, si sono limitati a riprodurre una mia opera a olio su un fondo scuro assolutamente inadatto. Quando ho visto il mio nome in mostra all’Ara Pacis ho pensato che dovevo fare qualcosa, e l’ho fatta”

Il Sushi diventa arredamento

copyright Moroso

Il designer Edward van Vliet ha recentemente creato Sushi, una collezione di mobili e complementi d’arredo per il marchio Moroso. La collezione include pouf, sedie, sofà e tappeti, il tutto tappezzato con stoffe appositamente disegnate. Moroso ha lanciato tale linea il mese scorso nei suoi showrooms di Amsterdam e la settimana scorsa in quelli di New York. Il prossimo mese è previsto il lancio della collezione negli showrooms di Milano. La collezione Sushi racchiude una serie di sofisticati intarsi visivi presenti anche nell’universalità delle forme naturali. Edward van Vliet è un designer di interni che ha iniziato la sua carriera come designer di stoffe per poi passare al design di arredamento di grande scala come il  Derlon Hotel e il NL Hotel di Amsterdam.

Patrizia Moroso descrive così la sua percezione della creatività del designer che conosce da molto tempo: “Edward ha un approccio libero e leggero al design ed ha inoltre un grande talento nell’amalgamare elementi differenti tra loro. Il contrasto sottolinea le differenze tra gli elementi e, come spesso accade nella vita, le differenze rappresentano il lato più interessante delle cose”.

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