B.N.E. un nuovo volto (nascosto) della street art

L’uomo in tuta e cappuccio non è stato riconosciuto ma le lettere che formavano un enorme murale di quattro metri e mezzo sul muro di un palazzo di New York erano sicuramente B.N.E. Il fantomatico monogramma eseguito con spray, marker, roller ed in particolar modo stickers, è divenuto in questi ultimi tempi parte del paesaggio della grande mela e di altre città del mondo a tal punto da creare un fitto mistero sul suo autore.

It’s a strange (art)World

 L’artista inglese James Reynolds ha ricreato una serie di bizzare installazioni ricavate dai pasti scelti dai prigionieri del braccio della morte come ultimo desiderio culinario prima dell’esecuzione. Il giovane artista di 23 anni ha riempito i vassoi originali delle case circondariali con tutti i i cibi scelti dai morituri, la lista è decisamente stravagante e comprende una singola oliva nera o una cipolla e due bottiglie di Coca cola.

Guai con la legge per Poster Boy lo spericolato street artist armato di rasoio

 La scena della street art newyorchese è senza dubbio ricca di protagonisti, tanto che persino la nostra redazione fatica a seguire tutte le diavolerie di questi eroi suburbani. Questa volta la palla passa a Poster Boy, per chi conoscesse l’artista, la cui identità era ovviamente segreta fino a pochi giorni fa, vi informiamo che è nato nel 1983 ed ha cominciato la sua carriera artistica ai tempi del college.

Sand e le altre eroine della street art al femminile

La street art è una disciplina artistica dove i maschietti generalmente spadroneggiano, offuscando il battagliero gruppo delle femminucce. D’altronde si sa che girare di notte in città per creare tags, murales e quanto altro non è certamente una pratica sicura per le donne. Questo ovviamente non ha fermato alcune giovani e coraggiose donzelle della street art che con l’obiettivo di ribaltare la statistica hanno mostrato al mondo intero che anche le donne sono capaci di destreggiarsi alla grande tra bombolette spray e vernici, creando interventi raffinati e meravigliosi che il mondo intero non può far finta di non vedere.

Dalla nota eroina francese Miss Van, passando dalla brasiliana Nina, fino alla giapponese Sasu, la messicana Peste e le americane Lady Pink e Swoon, la street art al femminile sta urlando a gran voce la sua presenza ed è assodato che le nostre eroine non hanno nulla da invidiare a blasonati colleghi maschi come Above, Jef Aérosol, Banksy, BLU, Cartrain, Ces53, D*Face, OsGemeos o Wk Interact. Insomma attenti maschietti che le riot girls sono in arrivo e presto prenderanno possesso non solo delle strade ma anche delle gallerie e dei musei, sino ad ora territorio degli street artists uomini.

Per essere bella l’arte non deve avere un messaggio

 Voi da che parte state, siete amanti del figurativo o del concettuale? siete convinti che l’opera d’arte deve sempre nascondere un significato o per voi l’arte deve essere libera da ogni senso logico e filosofico? Insomma esistono diversi modi di avvicinarsi all’arte contemporanea ed interpretarla. Secondo il grande video artista americano Stan Brakhage un’opera d’arte deve essere creata secondo una personale mitopoiesi, ancorarsi cioè ad una forma di mitologia e filosia estetica e formale tratta dal proprio immaginario e non da  testi, films, musica e spunti creativi di sorta partoriti dalla mente di qualcun’altro.

Leggendo il blog del critico inglese Jonathan Jones possiamo invece apprendere alcune divertenti ed intelligenti disquisizioni sull’esegesi e sulla genesi di un’opera d’arte. Secondo Jones l’arte per essere interessante non deve parlare di nulla. In effetti il critico asserisce che più si spiega di cosa parla un’opera e più la si rende meno interessante. C’è da dire che girando abitualmente per mostre e fiere è possibile assistere alla spiegazione di una data opera da parte del gallerista o del suo creatore e tale pratica si trasforma solitamente in un’improbabile arrampicata sugli specchi infarcita di collegamenti a questa o quella ricerca stilistica ed estetica del tutto raffazzonati alla meno peggio.

Multe salate per i writers?

Dopo Bristol e Boston lo stretto giro di vite contro i writers imbrattamuri è in procinto di conquistare anche l’Italia ed in particolare la città di Roma. Lo scorso martedì il sindaco Gianni Alemanno aveva già annunciato possibili contromisure per arginare il sempre più crescente e deprecabile proliferare di tags e scarabocchi che nulla hanno a che vedere con le vere e proprie opere di street art a cui ci hanno abituato artisti italiani del calibro di Sten, Lex e Lucamaleonte.

L’amministrazione cittadina non esclude la possibilità di sguinzagliare degli agenti accertatori dell’Ama i quali sarebbero appunto autorizzati a comminare pesanti sanzioni. L’iniziativa potrebbe però essere affiancata da un’altra pena che suonerebbe come uno smacco per i giovani writers cittadini. Il Campidoglio ha infatti avuto l’idea di punire i writers colpevoli di aver imbrattato i muri ripagandoli con la loro stessa moneta, gli incauti contravventori saranno costretti quindi a pulire una superficie grande tre volte tanto quella insudiciata.

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